Mobilità individuale

 

16 febbraio 2017 Esperienze di mobilità internazionale individuale

IMAG0156Rebecca Mingotti, Taiwan – La mia esperienza nel modesto ed orgoglioso Stato taiwanese è stato indubbiamente il periodo meglio investito del mio percorso scolastico. Tramite l’associazione Rotary ho infatti soggiornato come studentessa di scambio nella città di Taoyuan, a Nord di Formosa, ospite di quattro famiglie dalle culture quasi completamente antitetiche l’una dall’altra, per la durata complessiva di nove mesi.

La routine settimanale era distribuita fra il periodo scolastico (che impegnava la quasi totalità delle mie giornate), le attività con il club Rotary e gli altri exchange students, quelle familiari ed il tempo libero di cui ho presto imparato a fare tesoro per conoscere più approfonditamente i miei compagni taiwanesi. 20151127_064000_1

Tenendosi aperti ad ogni possibilità si possono conoscere persone dalle storie uniche ed entrare nella mentalità di una società con valori di discendenza diversa da quelli con cui cresciamo. Così sperimentavo di tutto e di piú: dai corsi di taekwondo alla calligrafia tradizionale cinese, dalla ritrattistica a carboncino all’arte del rituale del té, fino all’esibizione in spettacoli tradizionali, alle arti marziali, alla preparazione di conferenze in cinese e molto altro ancora.

Dal punto di vista linguistico ho migliorato le mie abilità al punto da trovare impiego come traduttrice al mio rientro, ma anche il mio inglese ne ha tratto vantaggi concreti, per non parlare dei profitti che il plurilinguismo apporta alle capacità critico-analitiche. L’aspetto piú caratteristico di questo periodo era la totale libertà di espressione e scelta che mi trovavo ad avere, dovuta da un lato alla lontananza fisica dal “mio” ambiente e dall’altro alla distanza tutto sommato incolmabile dalla realtà in cui ero inserita, che mi consentiva di instaurare forti legami personali mantenendo però un occhio critico ed una visione complessiva piú consapevole del contesto generale. Ogni giorno era stimolante e costruttivo: se piú persone intraprendessero quest’avventura penso non esisterebbero la maggioranza delle problematiche attuali.

 

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Matilde Echeverri, Arkansas (USA) – Se si potessero mettere in un grafico le emozioni e gli stati d’animo provati durante un anno di scambio, questi sarebbe il più altalenante possibile e senza una particolare conciliazione tra i sentimenti di felicità ed appagamento, e quelli di malinconia ed incertezza. Bisogna abituarsi a stare da soli, a reinventarsi, a rispondere sempre alle solite domande e, soprattutto, ad adattarsi a situazioni non familiari.

IMG_7614Attraverso il Rotary, dopo numerosi incontri di formazione e dopo aver compilato varie applications, sono stata accettata dal programma e “inviata” negli Stati Uniti, nello stato centro-meridionale dell’Arkansas. Devo ammettere che la meta a me assegnata non fosse la mia scelta prediletta: non ero mai stata una fan degli Stati Uniti e della loro cultura, ma nonostante ciò, all’inizio sono stata assalita da una grande agitazione misto euforia. l’idea di passare dieci mesi in un altro mondo mi faceva immaginare l’apertura di un orizzonte nuovo, tra tradizioni, lingua e incontri che altrimenti non avrei potuto assorbire. 

Una volta partita però ho dovuto fare i conti con una realtà che si trasformava da ideale, cioè come era stata costruita nella mia mente da quell’euforia, a quotidianità, cioè una vita completamente diversa, non solo fatta da momenti felici e indimenticabili, ma comunque incredibilmente emozionante. La realtà è che c’è un momento in cui una parte di noi rifiuta questa nuova quotidianità, poiché vorremmo che ogni giorno fosse un’esperienza unica, ma per assimilare completamente ciò che è un anno di scambio, bisogna comprendere che non si tratta di una vacanza ma di una nuova vita all’insegna della scoperta non solo di nuove realtà, ma anche di noi stessi.

Anche a costo di rischiare di imbattermi in un cliché: durante un anno di scambio, a prescindere dal paese in cui ci si trova, non si impara solo una lingua ma si impara a vivere.